Qual è l’impatto dei traumi precoci sullo sviluppo dei circuiti neurali e sulla memoria?
Il professor Alberto Oliverio, medico, biologo e docente emerito di Psicobiologia, analizza i meccanismi biologici che collegano le esperienze emotive infantili alla plasticità cerebrale. Il suo intervento al Convegno Nazionale del Centro OIDA dimostra come i traumi precoci modifichino la struttura del sistema nervoso, influenzando i processi cognitivi e la regolazione affettiva in età adulta.
Chi è Alberto Oliverio: la Psicobiologia in Italia
Il professor Alberto Oliverio rappresenta una delle figure più autorevoli nel panorama delle neuroscienze internazionali. Professore emerito di Psicobiologia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha diretto l’Istituto di Neurobiologia del CNR. Autore di oltre 400 pubblicazioni scientifiche, nel 2017 riceve il Premio “Antonio Feltrinelli” dall’Accademia Nazionale dei Lincei.
La sua ricerca si focalizza sull’interazione tra genetica e ambiente. Studia come le esperienze modifichino l’architettura cerebrale. La sua collaborazione stanziale con il Centro OIDA garantisce un rigore scientifico elevato ai percorsi di formazione.
Il suo contributo scientifico arricchisce i programmi avanzati del Centro OIDA, focalizzati sullo studio del sistema nervoso:
Il Convegno Nazionale 2026: il Cervello Emotivo
Il prossimo 30 ottobre 2026, la cornice del Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore a Napoli ospiterà il convegno “Il Cervello Emotivo – Emozioni e Neuroscienze Educative”. L’evento celebra il ventennale del Centro OIDA. Il simposio è moderato da Debora Di Jorio.
Il programma unisce esperti del settore per ridefinire il ruolo delle componenti affettive nell’apprendimento. Tra i relatori principali, la presenza di Alberto Oliverio assicura un approfondimento biologico e clinico fondamentale per tutti i professionisti della cura e della formazione.
Anticipazione dell'Intervento: le Basi Biologiche del Trauma
La relazione del professor Oliverio guiderà l’auditorio attraverso le frontiere della psicobiologia applicata.
L’intervento affronta il legame tra traumi precoci, memoria e circuiti neurali.
Le esperienze emotive avverse nei primi anni di vita non producono solo effetti psicologici. Esse alterano la maturazione dei sistemi neurobiologici. Durante lo sviluppo del bambino, lo stress cronico modifica la morfologia dell’ippocampo e la funzionalità dell’amigdala.
La disamina scientifica approfondirà tre dinamiche centrali:
- La vulnerabilità sinaptica: come gli eventi stressanti modificano la plasticità cerebrale durante le fasi critiche del neurosviluppo.
- La codifica mnestica: l’impatto dei traumi sulla memoria di lavoro e sul successivo recupero delle informazioni.
- La modulazione affettiva: i deficit nella strutturazione delle reti neurali che compromettono la regolazione emotiva in età adulta.
L'Integrazione nei Percorsi Formativi del Centro OIDA
Le evidenze scientifiche illustrate dal professor Oliverio offrono una base teorica imprescindibile per le diverse aree di specializzazione del Centro:
- Area Neuropedagogia: Fornisce ai professionisti gli strumenti per comprendere lo sviluppo neurobiologico, decodificare i profili cognitivi complessi e analizzare i deficit della memoria di lavoro.
- Area Pedagogia Clinica: Offre elementi per la presa in carico e la costruzione della relazione d’aiuto nel setting pedagogico, focalizzandosi sulla cura non medica dei disagi derivanti da esperienze precoci sfavorevoli.
- Area Neurodidattica: Consente ai docenti della scuola di ridefinire la progettazione didattica, ottimizzando la gestione della classe attraverso la conoscenza dei meccanismi biologici dello stress.
Domande Frequenti su Circuiti Neurali e Traumi Infantili
In che modo un trauma infantile modifica fisicamente i circuiti neurali dell'ippocampo?
Lo stress precoce stimola un’iperattivazione prolungata dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, causando una produzione eccessiva di glucocorticoidi. Questo cronico sovraccarico ormonale esercita un effetto neurotossico che riduce significativamente la neurogenesi e la densità dendritica nell’ippocampo. Tale alterazione biologica compromette strutturalmente la plasticità cerebrale, determinando una duratura riduzione dell’efficienza dei sistemi di memoria esplicita e una vulnerabilità cognitiva permanente.
Quali sono le ricadute di un profilo cognitivo traumatizzato sulla memoria di lavoro?
Un sistema nervoso che ha subito traumi precoci manifesta un’attivazione costante e reattiva dell’amigdala. Questa iperattività del sistema limbico sottrae costantemente risorse metaboliche alla corteccia prefrontale, sede delle funzioni esecutive superiori. Di conseguenza, il soggetto presenta una marcata riduzione della capacità della memoria di lavoro, manifestando difficoltà nel mantenimento dell’attenzione focalizzata e nell’esecuzione di compiti che richiedono il controllo cognitivo.
Come può un professionista della cura applicare queste scoperte nel setting pedagogico?
Comprendere lo sviluppo neurobiologico permette al professionista di calibrare finemente la relazione d’aiuto. L’intervento non medico si focalizza sulla creazione di un ambiente sicuro e regolato, capace di modulare l’arousal del sistema nervoso. Questo approccio strategico stimola i processi di compenso della plasticità cerebrale, favorendo il recupero funzionale del soggetto attraverso una riorganizzazione dei pattern di risposta agli stimoli ambientali, consolidando una maggiore resilienza.



