di Massimo Maraviglia
La sindrome di Arturo Millepiedi: vivere in automatico
Non so se conoscete la storia di Arturo Millepiedi… quello camminava spedito alla ricerca di cibo quando a un certo punto gli salta accanto un grillo e gli domanda: “Arturo dimmi una cosa, ma come fai a coordinare tutte quelle zampette?” Millepiedi si ferma, riflette alla ricerca di una risposta che non trova e resta fermo immobile, lì, inchiodato e incapace di fare un altro solo passo.
La verità è che siamo tutti un po’ Arturo Millepiedi. Se provate a concentrarvi per un momento sul vostro respiro, potreste accorgervi di una serie di cose alle quali non avevate mai fatto caso e in certi casi potreste addirittura scoprire che non sapete respirare, eppure lo fate. Oppure ancora provate a fare attenzione al modo in cui camminate e vedrete che il vostro passo perderà certamente quella modalità spedita che lo caratterizza in genere.
Tutto questo perché accade? Perché in definitiva la gran parte delle nostre azioni quotidiane le svolgiamo in pieno automatismo, senza nessuna consapevolezza. Respiriamo, camminiamo ma anche pensiamo in maniera automatica attraverso l’applicazione di bias cognitivi, di pregiudizi, di stereotipi; insomma continuamente ricorriamo all’impiego di dispositivi che in qualche maniera ci facciano risparmiare risorse sia fisiche che cognitive nelle nostre piccole mansioni quotidiane.
Svantaggi degli automatismi e “Entropia Comunicativa”
Gli automatismi sono dei dispositivi assolutamente fisiologici e certamente presentano dei vantaggi: fluidificano le azioni di routine, ci consentono di svolgere numerose funzioni risparmiando molte energie. Presentano però anche degli svantaggi, primo tra i quali il rischio di attraversare una vita intera in assenza di noi stessi. È in questa assenza che maturano i piccoli errori quotidiani che, stratificandosi, possono generare le grandi catastrofi.
La maggior parte di questi errori probabilmente si fanno mentre comunichiamo. Cadere in loop comunicazionali logoranti e privi di esiti accrescitivi definisce quella che chiamiamo entropia comunicativa. Comunicare è una capacità fondamentale per tutti, ma per i “professionisti dell’umano” (pedagogisti, educatori, insegnanti, medici, psicologi) diviene la discriminante chiave per esercitare il proprio lavoro.
L’etimologia del comunicare: tra Dono e Dovere
Cosa vuol dire comunicare? Deriverebbe dal latino Communicare, traducibile come mettere in comune, condividere. Nella parola troviamo il cum (insieme) con la parola munis, che vuol dire riconoscente, obbligato ma anche che fa il suo dovere. La parola munis richiama tra l’altro la parola munus che vuol dire allo stesso tempo dono e dovere.
Potremmo dunque definire il comunicare come una relazione tra individui che assumono tra di loro dei compiti e delle responsabilità reciproche e in virtù di tali responsabilità essi godono di un dono. Per un professionista dell’umano, comunicare è sinonimo anzitutto di saper ascoltare.
L’ascolto come esercizio Ermeneutico e Maieutico
Ascoltare non significa solo accogliere parole, ma anche tutti gli indizi che passano attraverso il para-verbale e il non-verbale. Diventa l’esercizio di un’attenzione diffusa, una procedura ermeneutica. Il professionista deve poter fare spazio dentro se stessi, “nullificarsi”, rinunciando alle proprie risposte preconfezionate e ai propri bias.
Spesso gli interlocutori hanno bisogno di essere ascoltati più che di una soluzione. Un ascolto attento può far scorgere nell’altro una soluzione che già possiede ma di cui non è consapevole. Questa modalità maieutica richiede di riconoscere il kairos, il tempo appropriato nel quale è necessario tacere o dire anche una sola parola.
Verso una “Comunicazione Felice”: il modello del Teatro
Perché il teatro può essere lo strumento pedagogico ideale? Non per l’aspetto performativo, ma per quello procedurale. Il teatro implica esercizi che mirano allo smantellamento degli automatismi fisici e psicologici. Interrompere il flusso degli automatismi significa ricominciare a prestare attenzione effettiva alle cose.
Il teatro fornisce competenze chiave:
- Distinzione tra attore e personaggio: non confondere il ruolo con la persona (la maschera pirandelliana).
- Esercizio dell’umorismo: per controbilanciare la gravità dell’essere.
- Sguardo ermeneutico: interpretare le dinamiche relazionali.
- Lettura delle sottotestualità: ciò che scorre al di sotto delle parole.
- Governo dell’imprevisto: allenarsi all’incertezza permanente delle relazioni umane.
Ogni volta che ci relazioniamo con altri umani ci troveremo di fronte a una storia nuova tutta da scrivere. Cercare somiglianze nelle differenze e differenze nelle somiglianze: questo è l’esercizio tipico di una comunicazione felice.
Corsi e Master Correlati all’argomento
- Master in Pratiche Attoriali e Pedagogiche attraverso i Linguaggi Teatrali (L’applicazione del teatro alla relazione educativa)
- Corso di Alta Formazione in Neurodidattica (Per comprendere e superare gli automatismi cognitivi)
- Master in Pedagogia Clinica (Focus sull’ascolto maieutico e la relazione d’aiuto)
FAQ (Domande Frequenti)
Cos'è l'entropia comunicativa menzionata dal Centro OIDA?
L’entropia comunicativa si verifica quando la comunicazione avviene in modo automatico, distratto o superficiale, portando a loop logoranti e inefficaci. Per i professionisti dell’educazione, superare l’entropia significa passare da una comunicazione “raffazzonata” a una consapevole e generativa.
Perché il Centro OIDA propone il teatro per la formazione di docenti ed educatori?
Il teatro è un laboratorio pedagogico che permette di smantellare i bias e gli automatismi quotidiani. Attraverso la simulazione e il gioco, i docenti imparano a gestire l’imprevisto, a distinguere la persona dal ruolo e a sviluppare un’attenzione diffusa verso i segnali non verbali degli alunni.
Qual è la differenza tra comunicazione efficace e comunicazione felice?
Mentre l’efficacia mira al raggiungimento di un obiettivo (spesso persuasivo), la comunicazione “felice” (dal latino felix, fertile) mira alla generazione di un valore aggiunto per tutti gli attori in gioco. È una negoziazione che attualizza le potenzialità di ogni partecipante.



