Ripensare pedagogicamente il significato educativo dei compiti alla luce delle neuroscienze educative
di Debora Di Jorio e Laura Mazzarelli (sintesi del Webinar del 6 maggio 2026)
Hai fatto i compiti? Una domanda quasi quotidiana che spesso genera carico emotivo e cognitivo, fatica, a volte conflitto e stress in molte famiglie.
Alla luce di tante nuove ricerche scientifiche, cerchiamo di comprendere il valore dei compiti scolastici per casa, la reale finalità e natura e quanto possono contribuire all’acquisizione dei contenuti presenti nel programma scolastico.
In primo luogo, cerchiamo di ricordare qual è la finalità dei compiti. Da sempre è quella di consolidare il ricordo di ciò che è stato spiegato durante l’orario scolastico del mattino, motivo per il quale i docenti ritengono che sia fondamentale assegnare una revisione di tali conoscenze affinché quanto appreso e condiviso nella giornata scolastica possa radicarsi nella memoria.
Va dunque escluso che ciò che viene assegnato possa riguardare materiale nuovo da apprendere o nozioni che non siano state già approfonditamente spiegate, assicurandosi che tutta la classe le abbia assimilate e sperimentandone la comprensione attraverso esercitazioni e domande.
Se la spiegazione al mattino è stata esaustiva, chiara e approfondita, con esempi e drammatizzazioni infarcite di attenzione, partecipazione e condivisione,inevitabilmente verranno toccate corde emotive che ne fisseranno il ricordo. Il docente, interagendo fisicamente con i ragazzi, scrivendo alla lavagna, muovendosi fra i banchi e rivolgendo lo sguardo a ciascuno di essi, contribuirà significativamente a rendere l’apprendimento più vivo ed emotivamente incisivo.
L’utilità di questo approccio è trasversale: non riguarda una disciplina in particolare ma tutte, e tutti i cicli scolastici poiché l’interazione tra docente e alunni comporterà una condivisione dell’esperienza da parte dell’intero gruppo, come di un organismo che unitamente si muove nella finalità condivisa di acquisire nuove informazioni e farle proprie in modo definitivo.
Ciò inevitabilmente farà dei compiti pomeridiani un momento di consolidamento degli argomenti compresi, chiari e già assimilati, che verranno più solidamente strutturati mediante l’utilizzo dei testi cartacei e dei materiali didattici tangibili come carta e penna. Questo darà al ricordo della lezione vissuta al mattino una fisionomia ben precisa e soprattutto facilmente recuperabile anche a distanza di tempo.
Dal punto di vista neuroeducativo, infatti, il compito per casa così agevolato rappresenterebbe un canale utile a trasferire le informazioni apprese nel magazzino della memoria a lungo termine. La ripetizione serena e ordinata di informazioni già chiare consente al cervello di stabilizzare gli apprendimenti senza generare sovraccarico cognitivo e tensione emotiva.
Non necessariamente il programma scolastico deve essere sovraccaricato di tutti gli argomenti in esso previsti; un’accurata selezione di essi facilita l’approccio a questa metodologia didattica che sembrerebbe scontata ma, attualmente, non lo è.
Altro aspetto da non trascurare è il momento della giornata in cui i compiti vanno affrontati. Non può essere il primissimo pomeriggio, subito dopo il pranzo, poiché in questa fase la digestione comporta un’attivazione metabolica dell’organismo che può ridurre l’attenzione e la disponibilità cognitiva, causando sonnolenza e affaticamento fisiologico. Una volta terminato questo processo, il cervello sarà pronto a riattivarsi pienamente per affrontare un nuovo investimento cognitivo o motorio, motivo per cui le 17.00/ 17:30 rappresentano l’orario ideale per i compiti scolastici, a cui dedicare non più di un’ora e mezza, trattandosi realmente di un esercizio di consolidamento.
Oltre questo tempo, l’attenzione inizia a ridursi e, di conseguenza, anche la motivazione lascia spazio a un momento da dedicare alla condivisione di attività ricreative prima della cena. Il riposo notturno sostiene infatti l’organismo nella produzione dei ricordi e nell’assestamento delle informazioni acquisite durante la giornata. Ecco perché le ore dedicate al sonno non devono essere inferiori a 8, perché tale è il tempo che occorre affinché questo lavoro faccia il suo corso.
I processi educativi, come quelli di apprendimento, necessitano di tempo per una completa elaborazione cognitiva. Il radicamento del ricordo ha molto a che fare con la chiarezza reale dei contenuti e con la loro ripetizione costante nel tempo. Un eccessivo carico quotidiano di esercitazioni, compromette qualsiasi regolare processo di apprendimento, abbassa i livelli di motivazione e autostima, creando disagio emotivo e spesso un clima familiare difficilmente gestibile.
Una particolare attenzione meritano i compiti assegnati per le vacanze festive. Prendiamo ad esempio le vacanze di Natale. Il Natale è, per tutti i bambini, un momento magico fatto di luci, colori, aspettative, atmosfere e condivisione. La mente è concentrata su questo e sicuramente non sul ritorno alla routine scolastica appena abbandonata.
Non è pertanto assolutamente utile assegnare compiti durante le vacanze natalizie ma, tutt’al più, una ripetizione dell’ultimo argomento trattato prima delle vacanze, da riprendere qualche giorno prima del rientro a scuola, intorno ai primi di gennaio. Una semplice strategia utile a non interrompere il filo conduttore guidato dal docente.
Il bambino si sta preparando ad immergersi di nuovo nell’esperienza scolastica. Il richiamo di quanto già appreso e interiorizzato, per quanto più lontano nel tempo, non rappresenterà uno stress ma pur sempre una revisione che deve essere contenuta nella quantità e di semplice esecuzione.
Il discorso vale per altre vacanze festive, anche se di più breve durata.
Quanto ai compiti per le vacanze estive, il discorso cambia. Il termine vacanza riconduce al vuoto, a una dimensione temporale che non è fatta di impegni ma di svaghi e di riposo. Ciò non significa che i bambini debbano allontanarsi definitivamente dalla crescita che la scuola contribuisce a fornire a ciascuno di loro, ma che esista una modalità diversa di dare continuità a questa esperienza.
I compiti estivi possono essere rappresentati dalla lettura di narrativa dai temi piacevoli, divertenti e compatibili con il vissuto delle vacanze. Un’idea potrebbe essere quella di invitare i genitori ad organizzare momenti di lettura condivisa, magari la sera o in un pomeriggio al mare, oppure seduti su una panchina in una pineta insieme a degli amici seduti in circolo. Un libro di narrativa, che sia di favole, racconti o storie, può essere uno strumento di potente condivisione emotiva oltre che di allenamento alla pratica della lettura.
Perché, in fondo, è questo che la scuola non deve trascurare: l’allenamento di quelle risorse cognitive alle quali siamo tutti predisposti per natura e che ci consentono di affrontare qualsiasi disciplina non solo scolastica. L’esercizio della lettura e della scrittura rappresenta una base indispensabile per affrontare qualsiasi materiale didattico, poiché senza una buona abilità di lettura e un’altrettanta soddisfacente capacità di scrittura, diventa difficile affrontare qualunque percorso di apprendimento.
Allora le vacanze estive possono essere un’occasione di allenamento del linguaggio attraverso la lettura di storie e la redazione di un diario personale in cui trascrivere le esperienze e gli eventi vissuti con la famiglia e con gli amici, per poi ricondividerne il ricordo con insegnanti e compagni di scuola.
I genitori possono rappresentare una valida guida anche in questo.
Condividere delle letture nell’arco della settimana e scrivere momenti significativi delle vacanze in un diario rappresenta un’esperienza relazionale significativa e molto meno faticosa rispetto all’esecuzione di quelli che vengono considerati noiosi esercizi scolastici, pur richiedendo un alto grado di motivazione e disponibilità da parte di tutti i protagonisti.
Il contesto può essere di estremo supporto: il clima e l’atmosfera possono creare la cornice adatta per leggere e scrivere, ma anche raccontare, per esercitare l’esposizione. È questo l’esercizio che la scuola non deve mai abbandonare, altrimenti qualsiasi sapere risulterà sempre di difficile rievocazione e mai realmente radicato nella memoria.
Per i bambini si possono adoperare albi illustrati; per i più grandi la letteratura fantasy, ma anche i classici vanno benissimo, purché si tratti di testi dove è possibile immedesimarsi e seguire la sequenza narrativa. Testi che raccontino storie ricche di emozioni e sentimenti facilmente individuabili da bambini e ragazzi, ricche di personaggi in cui sia possibile rivedersi, raccontati da una scrittura curata, corretta e di semplice comprensione.



