Mutismo selettivo a scuola, neuropedagogia, inclusione scolastica.

Il Mutismo Selettivo a scuola

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A cura di Valentina Russo

Cos’è il mutismo selettivo in ambito scolastico?

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che impedisce al bambino di comunicare verbalmente in contesti sociali specifici, nonostante la capacità di linguaggio sia preservata. Un approccio basato sulla neurodidattica permette di superare il blocco della parola attraverso il benessere emotivo e il rispetto dei ritmi neurologici individuali.

La relazione possibile oltre le parole

Nel contesto scolastico è ormai ordinario per ogni insegnante progettare percorsi educativo-didattici attenti alle caratteristiche e ai bisogni specifici individuali. 

Talvolta alcuni disagi rilevati tra gli studenti, che non necessariamente rientrano nella categoria della disabilità, richiedono responsabilmente un approfondimento da parte del docente. 

Uno tra questi è il mutismo selettivo, una condizione che evidenzia una difficoltà nella comunicazione verbale e che il DSM-V nel 2013 ha inserito nei Disturbi d’ansia. 

Tra i criteri diagnostici esplicitati si fa riferimento all’incapacità di parlare in alcune situazioni e contesti sociali  in assenza di disturbi del linguaggio, di deficit di apprendimento, di gravi disturbi dell’età evolutiva o del comportamento. 

Le prime descrizioni mediche risalenti all’inizio del ‘900 legavano il disturbo, allora denominato “mutismo elettivo”, al costante e intenzionale rifiuto di parlare. 

È solo da poco più di un decennio che la letteratura scientifica ha evidenziato il ruolo della forte ansia che in alcuni contesti o in presenza di determinati interlocutori blocca la parola in soggetti che, pur volendo, manifestano l’incapacità di parlare.

Cogliere la persona innanzitutto come corpo da osservare nella sua globalità e nelle sue innumerevoli manifestazioni comunicative costituisce la premessa fondamentale nell’approccio educativo al mutismo selettivo. 

A guidare l’insegnante deve essere la consapevolezza che, pur essendo momentaneamente bloccato il canale verbale, non è preclusa la possibilità di una comunicazione intesa innanzitutto come capacità di ascoltare e di comprendere ciò che l’altro ha da dirci anche, e soprattutto, attraverso il non detto. 

Lo scambio comunicativo più profondo è quello, infatti, che va oltre le parole e che è capace di restare in ascolto del silenzio, rinunciando a riempire gli spazi attraverso un “fare” che, se non ben orientato e consapevole, si rivela cieco oltre che vuoto.

In ambito educativo l’approccio sistemico-relazionale e una visione fenomenologico-esistenziale, grazie all’attenzione rivolta all’ambiente di vita della persona, ai significati costruiti mediante le esperienze vissute, alla consapevolezza di quanto ogni essere umano “possieda” un mondo, ossia un modo peculiare di leggerlo che rimanda a specifiche attribuzioni di senso, possono costituire lo sfondo di un lavoro coerente con gli spunti teorici che la neuropedagogia offre. 

La riflessione su come si sviluppa e funziona il cervello umano, più che fornirci risposte preconfezionate e universali su come intervenire sul campo, consente innanzitutto un approccio alla persona rispettoso dell’unicità del suo essere al mondo. 

Ciò rimanda alla necessità di garantire dei contesti scolastici inclusivi non giudicanti in cui ogni persona, nella sua peculiare diversità, possa essere in grado di esprimersi attraverso le risorse e il contributo che può offrire.

Puntare al benessere emotivo, alla cura della relazione e dell’ambiente circostante, favorisce per tutti il radicamento di apprendimenti significativi e, nel caso del mutismo selettivo, potrebbe essere il primo passo di un percorso che, sebbene possa richiedere opportunamente una rete di interventi specialistici, può condurre allo sblocco della parola. 

Il comportamento umano, nonostante possa essere ricondotto a dei criteri oggettivi associati a determinate condizioni di disagio, riserva dei tratti di imprevedibilità in quanto pregno di quella soggettività che va compresa, accolta e accompagnata in un percorso di crescita globale della persona. 

Un faro che deve illuminare ogni intervento educativo e didattico è rappresentato dalla consapevolezza che l’apprendimento si radica in maniera significativa attraverso un lavoro lento, costante e rispettoso dei tempi.

Ciò, oltre ad assecondare la modalità con cui a livello cerebrale si formano nuovi circuiti neuronali stabili, contribuisce a trasferire un messaggio di fiducia nell’altro e nelle sue possibilità di cambiamento e di crescita, incoraggiando e favorendo la sua effettiva realizzazione.

Riferimenti bibliografici

Domande Frequenti

Cos'è il mutismo selettivo e come si manifesta nel contesto scolastico?

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia caratterizzato dall’incapacità costante di parlare in contesti sociali specifici, come la scuola, nonostante il bambino sia in grado di parlare fluentemente in altri ambienti. A scuola, lo studente può apparire bloccato o manifestare una mimica corporea rigida. Non si tratta di un rifiuto intenzionale o di un deficit del linguaggio, ma di una reazione involontaria a un elevato carico di ansia che inibisce il canale verbale.

La neuropedagogia offre una comprensione scientifica di come lo stress e l’ansia influenzino i circuiti neuronali deputati alla comunicazione. Questo approccio permette ai docenti di superare la ricerca di risposte “preconfezionate”, puntando invece sulla creazione di contesti inclusivi che rispettino l’unicità del funzionamento cerebrale di ogni studente. Un intervento educativo basato sulla neurodidattica favorisce la stabilizzazione di nuovi circuiti neuronali attraverso un lavoro lento, costante e privo di pressioni giudicanti.

La pedagogia clinica affronta il mutismo selettivo osservando la persona nella sua globalità, considerando il corpo come uno strumento comunicativo prioritario. L’approccio sistemico-relazionale suggerisce che, anche quando la parola è assente, la comunicazione rimane possibile attraverso l’ascolto del silenzio e del “non detto”. La cura della relazione e del benessere emotivo diventa la condizione necessaria per trasformare l’ambiente scolastico in uno spazio sicuro, facilitando lo sblocco spontaneo della parola nel tempo.