Di Debora Di Jorio
Nell’attuale panorama della formazione per docenti ed educatori, comprendere come le giovani generazioni accedano alla conoscenza è diventata una priorità assoluta. Oggi non interagiamo più solo con una realtà fisica e tangibile, ma anche con una virtuale, prevalentemente visiva. Questo dualismo sta trasformando profondamente i canali di apprendimento e lo sviluppo delle funzioni cognitive.
Il corpo che pensa: Neuroplasticità e movimento
Il cervello umano ha una natura intrinsecamente corporea. Non esiste pensiero senza una funzione motoria di riferimento: ogni esperienza che viviamo agisce in funzione di uno scopo e anche il più semplice processo mentale implica una modifica di natura muscolare.
Fin dalla nascita, i nostri schemi motori vengono consolidati attraverso l’esercizio quotidiano, formando il bagaglio delle nostre memorie implicite. Qui entra in gioco il principio della neuroplasticità: “use it or lose it” (usalo o perdilo). Abitudini motorie scorrette o la sedentarietà digitale possono condizionare negativamente l’adattamento del nostro sistema nervoso.
Realtà Fisica vs Realtà Virtuale: Quali differenze per l’apprendimento?
Per chi si occupa di aggiornamento per docenti ed educatori, è fondamentale distinguere come i due ambienti influenzino il cervello:
1. L’ambiente fisico
Promuove la funzione attentiva come filtro selettivo. Attraverso prassie e attività manipolative, il bambino impara a regolare il proprio comportamento per raggiungere un obiettivo. La visione periferica, tipica dell’esplorazione reale, favorisce l’acquisizione globale di informazioni.
2. L’ambiente virtuale
Caratterizzato da un accesso illimitato e caotico ai dati. Sebbene utile, la realtà virtuale tende a isolare la visione centrale (foveale) a discapito di quella periferica, riducendo la percezione del contesto ambientale.
Gli impatti fisiologici dell’eccesso digitale
Studi recenti, come quelli dell’Università di Zurigo, mostrano che l’uso intensivo di strumenti digitali iper-attiva le aree corticali associate ai polpastrelli, ma riduce la globalità dell’attività motoria. Questo può portare a:
- Alterazione dei bioritmi: Squilibri endocrini legati alla permanenza online notturna.
- Sovraccarico della memoria di lavoro: Difficoltà nel selezionare le informazioni da trasferire nella memoria a lungo termine.
- Isolamento relazionale: La comunicazione virtuale è priva di prossemica, contatto oculare e mimica facciale, elementi cardine della relazione umana.
Strategie Didattiche: Il ruolo della formazione professionale
Il compito dell’educazione oggi è “salvare” la relazione umana attraverso l’esperienza motoria. In un percorso di formazione per insegnanti ed educatori, è essenziale promuovere metodologie che integrino corpo e mente.
Ecco alcuni pilastri per una didattica orientata al benessere neurobiologico
- Recupero della manualità: Incentivare la scrittura a mano, il disegno e l’uso di materiali tattili (cartelloni, ritagli) per potenziare la concentrazione e la coordinazione.
- Movimento come potenziatore cognitivo: Camminare, cucinare o riordinare sono “microprogetti” che allenano le funzioni esecutive.
- Esperienza linguistica motoria: Ripetere concetti ad alta voce rafforza la memoria e affina la scelta lessicale.
Educazione alla noia creativa: Insegnare a gestire i momenti di solitudine senza il riempitivo digitale, trasformandoli in momenti di progettazione.
In conclusione, l’evoluzione del nostro cervello non può essere separata dal resto del corpo. La sfida per chi opera nei corsi riconosciuti MIUR (MIM) è quella di strutturare percorsi che rispettino l’assioma evolutivo: l’esercizio costante di una funzione sensoriale e motoria è ciò che ne determina, concretamente, la struttura e l’efficacia.
Bibliografia essenziale per l’aggiornamento professionale
Percezioni, Beau Lotto (2017)
Psicobiologia, John Pinel (2017)
Demenza digitale, Manfred Spitzer (2013)
Musicofilia, Oliver Sacks (2007)
FAQ
Perché si dice che il cervello ha una "natura corporea" e cosa significa per la didattica?
In parole semplici: il nostro cervello non è un’entità isolata, ma impara attraverso il corpo. Ogni pensiero o concetto astratto nasce da un’azione motoria. Quando un bambino manipola un oggetto o uno studente scrive a mano, attiva circuiti neurali molto più profondi rispetto a quando preme semplicemente un tasto. Per chi si occupa di formazione docenti ed educatori, questo significa rimettere al centro l’esperienza pratica: muoversi, toccare e agire sono i veri “motori” dell’apprendimento a lungo termine.
Qual è il rischio principale di un'esposizione eccessiva agli strumenti digitali in classe?
Il rischio non è la tecnologia in sé, ma la “visione a tunnel”. Il mondo virtuale ci abitua a usare quasi solo la visione centrale (lo schermo), facendoci perdere la capacità di percepire il contesto (visione periferica). Questo isolamento sensoriale, unito alla mancanza di contatto fisico e prossemica, può alterare la qualità delle relazioni e rendere l’apprendimento più frammentato. Ecco perché nei nostri aggiornamenti per docenti ed educatori sottolineiamo l’importanza di alternare sempre il digitale con attività sensoriali complete.
Cosa posso fare concretamente per "riattivare" l'attenzione motoria dei miei allievi?
Non serve rivoluzionare tutto, bastano piccoli passi quotidiani. Incentivare la scrittura a mano (che è un esercizio cognitivo altissimo), proporre la creazione di cartelloni fisici invece di sole slide, o anche solo ripetere un concetto camminando. Queste attività stimolano la neuroplasticità e aiutano il cervello a ossigenarsi. Ricorda: tutto quello che passa attraverso le mani e il corpo si fissa meglio nella memoria!



