Un viaggio nelle neuroscienze con il Prof. Oliverio. Scopri come lo sviluppo motorio influenza la mente e l'importanza della Formazione Docenti ed Educatori.

Alle radici della mente: Neuroscienze e Sviluppo

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Di Alberto Oliverio – Professore Università La Sapienza Roma

L’unitarietà della mente e il ruolo del corpo

Generalmente, sia nella psicologia evolutiva sia in quella generale, siamo inclini a separare i vari aspetti delle funzioni mentali l’uno dall’altro, ritenendo che siano moduli largamente autonomi. Tuttavia, la mente — che si tratti di linguaggio o di altre funzioni cognitive e percettive — ha la sua unitarietà ed è influenzata da una componente fondamentale: quella motoria.

Questa componente, la più antica da un punto di vista evolutivo, dipende da sistemi complessi (corteccia, gangli basali e cervelletto) che integrano aspetti motori, motivazionali e cognitivi. Comprendere questa interconnessione è fondamentale non solo per la ricerca, ma anche per strutturare efficaci corsi per insegnanti ed educatori che mirino a un approccio olistico allo sviluppo del bambino.

I processi motori e cognitivi sono funzionalmente correlati e condividono una storia evolutiva simile. Dati clinici e neurali mostrano che alcune regioni cerebrali integrano entrambe le funzioni.

Un ampio corpus di dati supporta l’idea che i processi motori contribuiscano attivamente alla funzione cognitiva, un concetto chiave che dovrebbe essere alla base di ogni moderno percorso di formazione per docenti ed educatori.

1. Sviluppo motorio e cognitivo: nuove prospettive per la didattica

La mente del bambino è fondamentalmente diversa da quella di un adulto, non per quantità (“una mente in miniatura”), ma per qualità. A partire dalla nascita, sensi, movimenti, pensiero ed emozioni si trasformano gradualmente attraverso stadi diversi.

Per chi si occupa di aggiornamenti docenti ed educatori, è cruciale sapere che lo studio del comportamento infantile indica una forte sincronia tra sviluppo del cervello e sviluppo della mente. Esiste un programma genetico, ma anche un’estrema capacità del cervello di adattare le sue strutture alle necessità del momento (plasticità).

Il movimento come “tessitore” del linguaggio

Un aspetto fondamentale del processo maturativo riguarda l’importanza della motricità nel dare forma alle capacità mentali, in primo luogo il linguaggio.

  • Esperienze tattili e motorie: Il cervello ha bisogno di queste esperienze per sviluppare le aree sensori-motorie, punto di partenza per le aree superiori del linguaggio e del pensiero complesso.
  • Sincronia interattiva: Bambini di poche settimane producono micromovimenti (“danze”) in risposta al ritmo della voce umana, dimostrando che il linguaggio coinvolge il corpo fin dai primi istanti.

 

Il neonato apprende gradualmente dalla logica interna dei movimenti i principi di sequenzialità e causalità, essenziali per strutturare il linguaggio e ordinare le parole. Questo legame tra azione e pensiero (“fare per imparare”) è un principio che Maria Montessori aveva intuito e che le moderne neuroscienze confermano, offrendo spunti preziosi per i corsi riconosciuti MIUR (MIM) focalizzati sulla didattica inclusiva e neuroscientifica.

2. Plasticità cerebrale e meccanismi epigenetici

Un punto di svolta storico nelle neuroscienze riguarda gli studi sugli effetti dell’ambiente sul cervello. Esperimenti pionieristici (Rosenzweig et al.) hanno dimostrato che un “ambiente arricchito” porta a un cervello con una corteccia più spessa, più cellule gliali e neuroni con maggiori connessioni sinaptiche.

L’importanza dell’Epigenetica nella Formazione

Oggi sappiamo che l’esperienza può modificare l’espressione dei geni (epigenetica) senza alterare il DNA. Meccanismi come la metilazione del DNA regolano la trascrizione genica in base agli stimoli ambientali.

Questo ha un’implicazione enorme per la scuola e per la formazione docenti ed educatori: l’insegnante è un “architetto dell’ambiente”. Creare un contesto scolastico stimolante può letteralmente modificare la struttura cerebrale degli alunni, potenziando la resilienza e la capacità di apprendimento.

La plasticità è evidente anche nell’adattamento delle mappe corticali (come l’omuncolo somatosensoriale) in risposta all’uso o al disuso di parti del corpo o all’acquisizione di nuove abilità (es. suonare uno strumento).

3. Apprendimento Continuo: prevenzione e “Riserva Cognitiva”

La plasticità non si ferma all’infanzia. Il concetto di “Use it or lose it” (usalo o perdilo) è valido per tutta la vita.
Gli studi dimostrano che:

  1. Attività aerobica: Migliora le funzioni cognitive e l’attenzione (fondamentale per gli studenti, ma anche per il benessere del docente).
  2. Stimolazione precoce: Chi ha studiato musica o una seconda lingua da giovane possiede una “riserva cognitiva” che protegge dai deficit della vecchiaia.
  3. Apprendimento continuo: Mantenere la mente attiva attraverso corsi di alta formazione o l’apprendimento di nuove competenze rallenta i processi involutivi.

 

L’apprendimento di una nuova lingua o di complesse strategie didattiche in età adulta “mette in moto” entrambi gli emisferi, rappresentando una formidabile ginnastica cerebrale.

Conclusioni e Prospettive Formative

Gli studi sul cervello e sulla mente infantile indicano che corpo e mente sono strettamente intrecciati e che la plasticità è un processo continuo. Queste conoscenze ci obbligano a guardare a una pedagogia che non è divisa in settori distinti, ma che abbraccia l’intero arco della vita.

Per i professionisti della scuola, questo significa che la formazione non è solo un obbligo burocratico, ma uno strumento per plasmare la mente propria e quella degli studenti.

Ecco perché Centro OIDA propone Corsi riconosciuti MIUR (MIM) e percorsi di Formazione Docenti ed Educatori basati sulle più recenti evidenze neuroscientifiche, per trasformare la teoria in pratiche didattiche efficaci.

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FAQ sulle Neuroscienze Educative

Qual è il ruolo delle neuroscienze nella moderna Formazione Docenti ed Educatori?

 Le neuroscienze dimostrano che mente e corpo non sono moduli separati, ma funzionalmente interconnessi. Una Formazione Docenti ed Educatori efficace non può prescindere dalla conoscenza di come i processi motori influenzino quelli cognitivi. Comprendere meccanismi come la plasticità cerebrale permette agli insegnanti di sviluppare strategie didattiche che sfruttano il movimento e l’esperienza sensoriale per potenziare l’apprendimento del linguaggio e del pensiero logico nel bambino.

L’approccio “embodied” (incarnato) si basa su evidenze scientifiche secondo cui le memorie motorie procedurali sono più robuste di quelle dichiarative. I programmi di studio nei Corsi riconosciuti MIUR (MIM) tendono a recepire queste evidenze, promuovendo metodologie come l’apprendimento recitato o l’uso della musica. Questo allineamento tra pedagogia e biologia serve a strutturare interventi educativi che rispettano la fisiologia del cervello, migliorando i risultati scolastici e l’inclusione.

Il principio “Use it or lose it” (usalo o perdilo) vale per ogni età. Gli Aggiornamenti Docenti ed Educatori non assolvono solo a una funzione professionale, ma agiscono come fattore protettivo neurobiologico. Mantenere il cervello impegnato nell’acquisizione di nuove competenze e strategie didattiche stimola la neurogenesi e la plasticità sinaptica, contrastando i processi involutivi e mantenendo alta l’efficienza delle funzioni esecutive necessarie per la gestione della classe.